lunedì 9 agosto 2010

Il mio nome è Marston, John Marston


non potevo astenermi dal trattare da uno dei giochi che più mi appassionato negli ultimi tempi, Red Dead Redemption, capolavoro neonato in casa Rockstar, che ha conquistato il cuore di milioni di giocatore in tutto il mondo. La definizione che va per la maggiore è "GTA IV con i cavalli" e da sola potrebbe bastare ad assicurargli una grossa fetta di pubblico, ma da sola non è sufficiente a descrivere l'epico lavoro di Rockstar nel creare un mondo di gioco vivo, perfettamente immersivo, che lascia delle altre produzioni ambientate nel far west un vago e polveroso ricordo. Ho trovato il titolo rivoluzionario sotto molteplici punti, innanzi tutto il continuo subbuglio del terreno di gioco, popolato da briganti con un numero spropositato di fratelli e seguaci affiancati da duri uomini di legge, e un'infinita quantità di docili facce pronte a piazzarti un colpo nel cranio se cerchi di barare a Texas Hold'em: diversi personaggi che imparerai presto a capire, in fondo nel lontano Ovest o impari o muori.
Questa regola la impara ben presto John Marston, protagonista quasi indiscusso del gioco, uomo dal passato tenebroso, che decide di svolgere missioni per conto del governo per poter vedere salva la propria famiglia (si, lo sappiamo tutti, è terribile), ma per quanto la semplicità della trama sia di una semplicità disarmante si entrerà a contatto con una moltitudine di uomini e donne differenti, pronti a tutto per la difesa di ciò in cui credono, che ciò sia un ideale rivoluzionario o una vita di prostitute e alcol. Ma John sarà imparziale nei confronti di tutto ciò, snocciolando ogni tanto qualcuna delle sue perle di saggezza da veterano di un mondo duro e disonesto. Neo della trama è la parte finale, costellata da missioni di nessun significato in termini di progressione degli avvenimenti, piazzati per non andare sotto le aspettative di un pubblico abituato alle infinite storie di Grand Theft Auto. RDR di prenota una posizione come gioco migliore della stagione, pregevole lavoro, curatissimo persino nelle epiche musiche che addolciscono le lunghe traversate in quei paesaggi che ci eravamo sognati soltanto nei film di Clint Eastwood.
Regghy

venerdì 6 agosto 2010

La singolarità di Singularity

Singolare, molto singolare questo fps uscito qualche mesetto fa: semplice, immeditato, nessuna particolare novità ma tanti e diversi elementi ben assortiti. La storia è carina, e si basa sulla missione di una squadra di soldati americani che, inviati in un'isola segreta e semidistrutta in pieno territorio russo, entrano in contatto con alterazioni temporali dovute alle propietà di un elemento chimico scoperto proprio su quell'isola in piena guerra fredda e, in seguito al cambiamento del passato, eccoci qui a dover riportare le cose al loro posto. Dal punto di vista del gameplay, il gioco riprende diversi elmenti che vanno dallo sparatutto classico al plasmide di bioshock, fino ad arrivare ai poteri di Half Life, il tutto condito da un comparto tecnico funzionale e da interessanti colpi di scena in una narrazione effettuata attraverso a registrazioni e vari salti temporali, che mantengono alta la suspance e la tensione. La singolarità di questo gioco è proprio questo: 0 novità, ma tanto divertimento, ed è per questo che lo consiglio a chiunque riesca a trovarlo in offerta, in attesa degli sparatutto autunnali prossimi all'uscita coma Crysis 2 e Call of Duty: Black Ops.

P.S. scusate la scarsità di post, anche i n3rd vanno in vacanza :D
Guybrush Frisus