martedì 4 gennaio 2011

Non ci siamo per nulla...


Anni e anni di sviluppo, tanto da diventare lo zimbello dell'industria per ogni annuncio e per ogni ritardo, ogni volta sul palco a professare la venuta di un nuovo dio del mondo della simulazione di guida, ma nemmeno l'orgoglio ha salvato Gran Turismo da una catastrofe, ben mascherata ma pur sempre tragedia.
Qualche segno l'avevano già inviato, insomma se continui a rinviare un prodotto mentre la concorrenza sforna titoli di notevole qualità o hai in mente un ottimo piano oppure qualcosa sta andando storto.
Dentro il vero appassionato trova di tutto, un parco auto quasi infinito, circuiti, tante modalità, persino il circuito di Top Gear, ed è su questi individui che campa la serie. Ma chiunque non sia un Hardcore Gamer o un fanatico dell'automobilismo in generale lascerà il gioco ad ammuffire dopo le prime 4 ore di giocato (senza contare la prima ora che si passa a guardare una schermata nera con una barra che si riempie mooolto lentamente).
Gran Turismo è fondamentalmente incompleto (ne sono testimoni le patch da 500 mb e più che di tanto in tanto sorgono a turbare le vostre sessioni di gioco). Le pecche grafiche in primis nelle prime fasi totalmente fuori posto, sembra di essere tornati indietro ai tempi del quarto capitolo, quando ti avvicini all'avversario e vedi la sua auto scalettata, beh li una lacrimuccia scende dalle tue guancie di giocatore veterano. Possiamo parlare della totale mancanza di senso di velocità, o dei tempi di caricamento, che nonostante la biblica installazione sono abbastanza un tormento, oppure della mancanza di danni veri e propri. Si potrebbe dire che poi vengono aggiunti nel corso della carriera ed è vero, ma da quando un'auto che subisce un frontale rimbalza lasciandoci un paraurti e semmai un cofano e continua allegramente la gara?
Per ultimo vorrei sfogare la mia frustrazione verso la struttura del gioco in generale, Gran Turismo è un gioco sterile, privo di un anima, che ti guarda, fiero della sua virtuale perfezione, dall'alto come se fossi tu, gamer, a doverlo adorare e ringraziare per essersi finalmente palesato ai tuoi occhi mortali...
Regghy

giovedì 25 novembre 2010

Charlie Oscar Delta


mi sveglio legato ad una sedia, tutto è offuscato e buio, appare sugli schermi attorno alla mia scomoda posizione un logo, Treyarch e immagini rapide si susseguono, senza nessi apparenti. Davanti a me un monitor che mi chiede di scegliere tra varie opzioni, provo la prima e vengo scaraventato subito in un mondo pieno di elicotteri e armi, uomini che tentano di uccidermi, in un numero pressochè infinito. I miei compagni di sventura hanno quello strano modo di parlare tipico di tanti altre mie conoscenze, le loro labbra si muovono ma sento il suono solo dopo qualche secondo. Così comincia il mio viaggio, sballottato tra il Vietnam e la fredda Madre Russia, con sempre gli stessi ordini: sfronda le file dei nemici, abbatti qualche porta, piazza l'esplosivo e torna a maciullare. Non è cambiato molto dalla mia ultima esperienza militare ma poco importa, finalmente capisco per quale motivo devo sacrificare la mia vita... qualcuno si è preoccupato di dare un certo spessore agli eventi che mi portano a imbracciare ancora una volta il mitra, tanto che conosco anche personaggi storici e non sono solo i soliti terroristi che vogliono conquistare il mondo. Sorrido agli accenni a grandi film e serie televisive e quel breve ma intenso momento quando Simpathy for the Devil delizia le mie orecchie abituate al caldo e violento rumore del fucile.
Ma devo tornare sulla mia fredda e dura sedia, e oso scegliere multigiocatore...
Ricomincio la mia carriera da soldato di ventura, mercenario che guadagna uccidendo i propri avversari per poter comprare armi ed equipaggiamenti migliori, una sorta di enorme anfiteatro dove gladiatori armati di kalashnikov si affrontano in arene più o meno grandi. Telecamere, aerei ipertecnologici o incendiari, macchinine giocattolo al cui rumore un brivido freddo percorre la mia schiena e tante altre diavolerie rendono dure e complicate le mie giornate, ma dannazione non me ne andrei mai...
Per dovere di cronaca mi tocca tornare alla mia postazione, e scegliere l'ultima inquietante opzione.
Tutto è tranquillo, troppo tranquillo (questa frase non stancherà mai il nerd medio)
Oh cazzo! uno zombie!

martedì 2 novembre 2010

Mass effect 2


Eccoci qua, ragazzi ho finalmente conmcluso Mass Effect 2, capolavoro Bioware uscito a gennaio il quale, per diverse vicissitudini legate al mio pc, mi è stato impossibile concludere prima.
Il mio commento in breve è: °_° (con l'emoticon che indica sbigottimento dovuto ad un amplesso prolungato di circa 50 ore).
Scherzi a parte, è incredibile come si sia riusciti a creare un gioco di tali proporzioni, con una trama da premio oscar, un'ambientazione studiata e caratterizzata da tantissimi elementi sparsi per tutto l'universo di gioco ed un sistema di scelte unico e coinvolgente, il tutto all'interno di una grafica mozzafiato ed in generale all'interno di un comparto tecnico sublime. Fra tutti questi elementi, secondo me, la cosa che più colpisce è il livello di coinvolgimento, su soglie mai viste prima, con oltre un migliaio di scelte che spaziano dal decidere come finire una banale missione secondaria al come finire il gioco in se, passando tutta una serie di innumerevoli veriabili legati ai compagni, che per un motivo o per l'altro, possono cadere nella battaglia per la nostra causa. La cura in ogni singolo particolare è inimmaginabile, e l'insieme di collegamenti e intrecci che si viene a formare rende l'esperienza di gioco unica e personale. I soliti critici hanno provato ad abbozzare qualche aspetto negativo, come le scelte esportate dal primo capitolo non così preponderanti (e qui io rispondo: è la trama stessa che fa si che molte scelte non risultino fondamentali) o come le solite critiche al sistema di combattimento (che io invece apprezzo molto, perchè in grado di rendere al meglio l'utilizzo di poteri tecnologici e biotici (manipolazione campi gravitazionali)), ma queste tuttavia non bastano a gettare ombre su qeusto titolo, favorito a mio modo di vedere al primo premio nella "Game of the Year" del 2010. Comandante Shepard, vai e travolgili tutti!!
Guybrush Frisus

lunedì 9 agosto 2010

Il mio nome è Marston, John Marston


non potevo astenermi dal trattare da uno dei giochi che più mi appassionato negli ultimi tempi, Red Dead Redemption, capolavoro neonato in casa Rockstar, che ha conquistato il cuore di milioni di giocatore in tutto il mondo. La definizione che va per la maggiore è "GTA IV con i cavalli" e da sola potrebbe bastare ad assicurargli una grossa fetta di pubblico, ma da sola non è sufficiente a descrivere l'epico lavoro di Rockstar nel creare un mondo di gioco vivo, perfettamente immersivo, che lascia delle altre produzioni ambientate nel far west un vago e polveroso ricordo. Ho trovato il titolo rivoluzionario sotto molteplici punti, innanzi tutto il continuo subbuglio del terreno di gioco, popolato da briganti con un numero spropositato di fratelli e seguaci affiancati da duri uomini di legge, e un'infinita quantità di docili facce pronte a piazzarti un colpo nel cranio se cerchi di barare a Texas Hold'em: diversi personaggi che imparerai presto a capire, in fondo nel lontano Ovest o impari o muori.
Questa regola la impara ben presto John Marston, protagonista quasi indiscusso del gioco, uomo dal passato tenebroso, che decide di svolgere missioni per conto del governo per poter vedere salva la propria famiglia (si, lo sappiamo tutti, è terribile), ma per quanto la semplicità della trama sia di una semplicità disarmante si entrerà a contatto con una moltitudine di uomini e donne differenti, pronti a tutto per la difesa di ciò in cui credono, che ciò sia un ideale rivoluzionario o una vita di prostitute e alcol. Ma John sarà imparziale nei confronti di tutto ciò, snocciolando ogni tanto qualcuna delle sue perle di saggezza da veterano di un mondo duro e disonesto. Neo della trama è la parte finale, costellata da missioni di nessun significato in termini di progressione degli avvenimenti, piazzati per non andare sotto le aspettative di un pubblico abituato alle infinite storie di Grand Theft Auto. RDR di prenota una posizione come gioco migliore della stagione, pregevole lavoro, curatissimo persino nelle epiche musiche che addolciscono le lunghe traversate in quei paesaggi che ci eravamo sognati soltanto nei film di Clint Eastwood.
Regghy

venerdì 6 agosto 2010

La singolarità di Singularity

Singolare, molto singolare questo fps uscito qualche mesetto fa: semplice, immeditato, nessuna particolare novità ma tanti e diversi elementi ben assortiti. La storia è carina, e si basa sulla missione di una squadra di soldati americani che, inviati in un'isola segreta e semidistrutta in pieno territorio russo, entrano in contatto con alterazioni temporali dovute alle propietà di un elemento chimico scoperto proprio su quell'isola in piena guerra fredda e, in seguito al cambiamento del passato, eccoci qui a dover riportare le cose al loro posto. Dal punto di vista del gameplay, il gioco riprende diversi elmenti che vanno dallo sparatutto classico al plasmide di bioshock, fino ad arrivare ai poteri di Half Life, il tutto condito da un comparto tecnico funzionale e da interessanti colpi di scena in una narrazione effettuata attraverso a registrazioni e vari salti temporali, che mantengono alta la suspance e la tensione. La singolarità di questo gioco è proprio questo: 0 novità, ma tanto divertimento, ed è per questo che lo consiglio a chiunque riesca a trovarlo in offerta, in attesa degli sparatutto autunnali prossimi all'uscita coma Crysis 2 e Call of Duty: Black Ops.

P.S. scusate la scarsità di post, anche i n3rd vanno in vacanza :D
Guybrush Frisus

giovedì 1 luglio 2010

Quando la fantasia mette i brividi....


Nel corso degli ultimi anni in tutto il mondo sono usciti diversi prodotti caratterizzati da trame talmente ben elaborate e talvolta anche basate su avvenimenti o oggetti reali da creare forte attrazione e grandi discussioni: in campo cinematografo mi viene in mente la serie di "Matrix", in campo letterale "Il codice da Vinci", in campo televisivo i vari "Evangellion" e "Lost"; ora, dopo tanta attesa, anche il mondo videoludico si sta arricchendo di titoli molto interessanti, quali, a mio avviso, Bioshock e Assassin's Creed. Se forse nel primo caso il paragone è un po ardito, con Assassin's Creed 2 abbiamo avuto un importante balzo in avanti in questo senso poichè, una volta finito il secondo capitolo, dall'intricata trama si possono notare come sono stati miscelati sapientemente (E CON LOGICA) diversi elementi mitologici-religiosi, quali la creazione dell'universo, la creazione dell'uomo nell'Eden (elemento comune a diverse religioni), il diluvil universali, gli alieni, le civiltà romane-ellenistiche ed infine la fantomatica fine del mondo nel 2012. Ora, chi non ha completato il gioco riterrà quanto appena scritto un improbabile quanto assurdo ammasso di cazzate, ma se lo avete giocato, vi consiglio di ragionare sui tantissimi elementi che vengo presentati nella "Verità", nelle "Pagine del codice" (che fanno riferimenti a reali eventi, come la discesa di Gengis Khan) nonche a tutti gli enigmi relativi ai Glifi, che fanno capire come la mela e altri elementi sono sempre stati al centro delle vicende storiche nel corso di migliaia di anni. Certo, la Ubisoft sottolinea come il gioco sia un opera di fantasia realizzata da un team multiculturale di confessione religiosa e credo differente, ma io li ritengo piuttosto un team con i controcoglioni. Bravi, ottimo lavoro!
Guybrush Frisus

mercoledì 12 maggio 2010

quando il Mainstream si fa noioso


qualche giorno fa, ascoltando il podcast Outcast, sono venuto a conoscenza di un gioco semi sconosciuto al grande pubblico, ma che è riuscito a crearsi una stretta cerchia di affezionati giocatori nonostante la sua particolarità. Il gioco di cui parlo è Dwarf Fortress, un applicazione freeware facilmente scaricabile da internet, che sopravvive grazie alle donazioni di chi ha veramente capito il significato di quest'opera, DF si differenzia dai soliti giochi prima di tutto per la grafica, appunto in ASCII (per intenderci usando soltanto simboli di tastiera), ma il vero fattore che lo caratterizza dalla confusa massa dei videogiochi freeware è la profondità di azione e la totale casualità degli eventi. scopo principale del gioco è gestire una fortezza di nani, che nonostante la forma piuttosto squadrata si atteggiano in modi ben più naturali di molti personaggi dei titoli blasonati, talvolta impazziscono, ogni tanto preferiscono seguire la loro vena artistica, e tante altre cose al di fuori delle previsioni: viene perfettamente simulato l'insieme di relazioni casuali che si può costituire in un insieme composto da esseri intelligenti, soggetto al fato, che può decidere di abbattersi contro la tua fortezza costruita con tanta fatica e distruggere il tuo prezioso lavoro. Un simulatore di storia, se vogliamo definirlo nel modo più bizzarro possibile, è il giocatore che plasma la vita di questi ometti sotto-misura, ma dovrà piegarsi alla possibilità di non poter sostenere gli eventi che si generano al di fuori delle mura della città. Questo gioco ha ciò che manca ai titoli next-gen, un'esperienza singola e differente per ogni giocatore, il mondo che viene creato infatti è costruito casualmente e così pure gli avvenimenti che interesseranno la fortezza, un'esperienza che ci lascia in balia di fenomeni non decisi dagli sviluppatori ma insiti nella natura e nel mondo stesso di gioco, un universo vivo con cui dovremo interagire direttamente senza troppi limiti, se non quelli imposti dalla grafica.
Regghy

martedì 4 maggio 2010

Battlefield 2: Bad Company recensione


Ad un paio d'anni di distanza dal rilascio del primo Battlefield: Bad Company, avvenuto nel lontano giugno 2008, qualche mese fa, e più precisamente a marzo, migliaia di giocatori hanno potuto deliziarsi con il tanto atteso seguito del sopracitato titolo, e, come da copione, dopo un'accurata analisi nei più piccoli particolari, eccomi qui finalmente a descrivervi brevemente impressioni e considerazioni su questo fps targato DICE.
Il gioco, principale antagonista allo strapotere di Call of Duty: Modern Warfare 2, presenta tutti gli ingredienti per risultare un ottimo prodotto: una campagna single player ben strutturata e che brilla per l'ironia di alcune scene, un comparto multiplayer vario e ben articolato, uno tecnico invece di ottima fattura e con un'elevatissimo grado di interazione con l'ambiente (totalmente distruttibile), un discreto tasso di giocabilità ed infine un ottima implementazione tattica, che, propria dei match online, richiede grande collaborazione fra i componenti di un team, con la suddivisione in 4 classi basi tutte fondamentali al conseguimento della vittoria e dotate di molteplici rami di sviluppo, quali appunto assaltatore, medico, cecchino e geniere.
Tutti i suddetti elementi, accompagnati per la gioia di milioni di fans al ritorno sulla versione pc dei tanto agoniati server dedicati, rende il gioco una killer application per i tanti clan che affollano la rete, i quali potranno finalmente sbizzarrirsi a ricreare quelle elaborate strategie che il pluricriticato Call of Duty: Modern Warfare 2 non permetteva; e anche se il brand Call of Duty continuerà ad essere molto più conosciuto e diffuso, se non vorrà perdere una grossa fetta dei suoi introiti, dovrà entrare nell'ordine delle idee di cambiare politica e soddisfare tutti coloro a cui deve il proprio successo, quali appunto i videogiocatori, il vero cuore dell'industria videoludica.
Voto: 8,4

P.S.: in questa breve recensione ho definito "discreto" il livello di giocabilità; qualora voleste migliorare la la fluidità in-game, vi consiglio vivamente di:
a)portare la sensibilità del mouse come minimo a 0,60/0,70
b)preferire un maggior numero di fps alla mera qualità visiva, abbassando quindi il livello di dettaglio qualora non si disponga di un pc sufficientemente potente in grado di reggerlo.
Guybrush Frisus

mercoledì 14 aprile 2010

Zeus può tremare...


ogni tanto capita di svegliarsi e sentire un leggero formicolio ai polpastrelli, stanchi di assistere a esperimenti di team indipendenti, esausti di fronte alla tattica e alle noiose guerriglie urbane narrate da decine di titoli, si sente il bisogno di prendere in mano un paio di spade e andare a rifare i connotati ai cattivi, e in particolare, di quei simpatici canuti che abitano dalle parti dell'Olimpo. God of War III non brilla per originalità, insomma è sempre la stessa minestra, che buttiamo giù sin dal primo episodio, uno spartano mezzo nudo che ha intenzione di rovesciare l'ordine imposto dalle divinità a suon di mazzate, ma la ricetta funziona...
Folle di videogiocatori che traboccano testosterone si trovano realizzati nel tripudio di distruzione e sangue offerto dagli studi di Santa Monica, un titolo che intrattiene il giocatore con un ritmo incalzante tra scontri con immensi boss e sequenze puzzle di non immediata soluzione, il tutto coronato da una grafica sontuosa, esemplare raro nella fauna dei videogiochi per console. Inoltre per quanto il canovaccio della trama posse apparire scontato si rivela una storia interessante ricca di colpi di scena e un finale inaspettato (e qui mi fermo, nessuno spoiler su Dirty N3rd). L'ho trovato un gioco al di fuori di ogni parametro di godibilità, inoltre la fattura tecnica è veramente rifinita, il gioco si sviluppa lungo ambienti ispirati, ma alla lunga leggermente ripetitivi, secondo un unico piano sequenza che ci porta ad assistere alle gesta del dio della guerra evitando ogni possibile errore di una telecamera mobile, rendendo l'esperienza assai cinematografica e piacevole. Unici appunti negativi sono la mancanza di sufficienti motivazioni a rigiocare il titolo e qualche problema nel gameplay, molto spesso non adeguatamente sfruttato, nonostante avrebbe potuto permettere una certa profondità d'azione.
(9.9)
un esaltato Regghy

Violenza gratuita NO GRAZIE


ATTENZIONE: la visione di questo filmato è cosigliata ad un pubblico di soli adulti.

Ciao a tutti, innazitutto mi vorrei scusare per la scarsità di post dell'ultimo periodo ma anche noi redattori n3rd della domenica abbiamo pressanti impegni che talvolta richedono la nostra completa attenzione. Detto questo, oggi sono qui per tornare a parlare di un argomento molto forte e a me personalemente molto caro, quale appunto la violenza nei videogames: come voi sapete, io sono fortemente contrario ad una qualsiasi limitazione imposta ad un gioco solo per la presenza di contenuti violenti ed affini, ma proprio qualche giorno fa sono venuto a sapere dell'esistenza di un prodotto, tale Manhunt, che mi ha fatto profondamente riflettere. Il gioco, prodotto dalla Rockstar (che tutti voi ricorderete per produzioni come i vari GTA), è caratterizzato unicamente dalla violenza mostrata nelle esecuzioni del nostro alterego verso i cattivi di turno, elemento portante nonchè unico del gameplay, giacchè il gioco non brilla ne per il compatto tecnico nè per la trama, davvero scialba e priva di colpi di scena, che ci mette nei panni di un carcerato, condannato a morte, fatto evadere solo ed unicamente per la realizzazione di uno snuff movie (film illegale dove si mostra la morte in diretta, organizzata per tale scopo). Di fronte ad un prodotto simile anch'io, uno dei più accaniti difensori della libertà di espressione nei videogiochi, mi trovo a vacillare: come si può difendere un prodotto simile che incita costantemente alla violenza senza proporre un minimo di contenuto?? Ebbene, dopo diverse riflessioni, ho concluso che ciò è impossibile, e quindi mi trovo a condannarne la pubblicazione, pubblicazione a mio avviso giustamente ostacolata in Italia (anche se tuttavia verificatasi qualche anno fa nel 2007). Violenza gratuita: così non è bene accetta, NO GRAZIE!
Guybrush Frisus

martedì 23 marzo 2010

Recensione Bioshock 2: Sea of Dreams

A 3 anni dall'uscita del primo capitolo, tanto bello quanto particolare e discusso, eccomi qui a descrivere, dopo un'accurata analisi, uno dei videogame più attesi di questo inzio 2010, quale appunto Bioshock 2: Sea of Dreams. Nel gioco vestiremo i panni di un gigantesco palombaro corazzato, un Big Daddy, che, risvegliato dopo 10 anni dalla sua disattivazione, nel tentativo di ricongiungersi con la sua protetta, la sorellina Eleanor, sarà l'ago della bilancia nello scontro che ci vedrò lottare contro la fottoressa Lamb per il controllo di Rapture. Proprio la città, Rapture appunto, sarà uno degli elementi più importanti dell'ambientazione: frutto del desiderio di libertà di Andrew Ryan, la metropoli, costruita sul fondo del mare, apparirà ancora diroccata ed in rovina, a causa della dipendenza da Adam, la sostanza in grado di modificare il DNA, che affligge tutta la popolazione e per la quale anni addietro si era combattuta una sanguinosa guerra civile. Proprio l'adam, e quindi i plasmidi, saranno l'elemento centrale di questo action\sparatutto poichè, oltre ad un vasto arsenale di armi di diverso genere, potremmo disporre dei nostri ricombinatori genetici per lanciare fuoco, ghiaccio o elettricità, nonchè usare la telecinesi e fare tantissime altre cose semplicemente schioccando le dita, rendendo quindi il gameplay vario e ben strutturato. Dal punto di vista tecnico, inoltre, il prodotto mantiene le qualità del primo capitolo, con grafica e sonoro eccellenti e giocabilità solo leggermente ostica all'inizio. Trattasi quindi di capolavoro?
No, purtroppo no: la trama, priva di sostanziali colpi di scensa (al contrario del predecessore, gioco a mio parere col miglior colpo di scena visto in un videogame sino a d oggi), può entusiasmare, ma per la sua complessità rischia di far abbandonare sin da subito il prodotto a chi non ha giocato al primo, sebbene non ci siano importanti collegamenti fra le due trame non spiegati; non sono state inoltre rimosse le camere della vita, che rendo il game over sostanzialmente impossibile (io ad ogni modo non me ne sono mai avvalso), e nel realizzare il prodotto si è incorso in banali errori come quello dei minigames di aggiramento tutti uguali. Il multyplayer, infine, risulta simpatico ma poco profondo o tattico, rendendosi così solo un'esperienza da provare in momenti di assoluta noia.

In conclusione: Bioshock 2 propone un interessante ritorno a Rapture 10 anni dopo gli avvenimenti del predecessore, introducento nuovi ed interessanti spunti al gameplay e permettendo una maggiore giocabilità potendo usare contemporaneamente armi e plasmidi; tuttavia la trama, priva del fascino del predecessore, unitamente ad un'ambientazione incomprensibile a chiunque non abbia giocato il primo capitolo, fa si che il gioco risulti sicuramente un buon titolo, ma non un capolavoro, e ne si consiglia quindi l'acquisto solo a tutti coloro che hanno già affrontato il primo Bioshock. Per tutti gli altri, invece, correte a comprare il primo, un gioco veramente meritevolte. Rapture vi sta aspettando: siete pronti a reincontrarla???
Voto: 8,1
Guybrush Frisus